martedì 28 giugno 2016

L’analisi del Centro Studi Cna fa emergere come vi sia in Italia una grossa differenza tra i costi del lavoro

L’analisi del Centro Studi Cna fa emergere come vi sia in Italia, rispetto ad altri Paesi europei, una grossa differenza tra costo del lavoro pagato dalle imprese e quanto entra nelle tasche dei dipendenti: il cuneo fiscale italiano è il quinto più alto tra i Paesi Ocse. In realtà il cuneo fiscale italiano, pur molto alto (il 48,9%, del costo del lavoro totale), è molto simile per entità a quelli di Francia (48,5%) e Germania (49,4%), nei quali però il reddito netto da lavoro dipendente supera il livello italiano rispettivamente di 28,5 e 38,4 punti percentuali. Il costo del lavoro complessivo in Italia nel 2015 è 40.562 euro, il cuneo fiscale 19.860 euro, il reddito da lavoro netto è 20.702 euro.  In Germania il costo del lavoro tocca i 56.133 euro, il cuneo fiscale i 27.749 euro, il reddito netto è 28.383 euro. In Francia il costo del lavoro raggiunge i 52.104 euro, il cuneo fiscale i 25.248 euro e il reddito netto è 26.856 euro.
Il vero gap di competitività, che rende così poco corpose le buste paga dei lavoratori dipendenti” evidenzia il Centro Studi CNA “è da ricercare nella produttività che, rimasta al palo in Italia dal 2000 a oggi (+0,4% l’aumento cumulato nel periodo considerato), è aumentata del 15,5% in Germania e dell’14,0% in Francia questo divario determina lo scontento nel mondo del lavoro da entrambe le parti. Gli imprenditori ritengono elevato il costo del lavoro e i dipendenti non trovano ben ripagato il loro impegno in busta paga. È necessario cambiare rotta altrimenti, non riusciremo a metterci al passo di Paesi che da sempre prendiamo come modello ma che di fatto applicano politiche economiche differenti. Un ragionamento che vale per tutte le regioni italiane. La produttività delle imprese può essere stimolata dagli investimenti degli enti pubblici che creano occasioni di lavoro sul territorio. Le contribuzioni, invece, non sempre creano vera ricaduta economica: sono aiuti temporanei alle aziende ma non determinano un cambio di passo nella produttività. Quest’ultima è legata all’innovazione, la quale però diventa insufficiente se poggia sulle sabbie mobili di un sistema economico, culturale e amministrativo che, complessivamente, rema contro”.

In tal senso, i rilievi mossi lunedì dalla Corte dei Conti sui Rendiconti 2015 della Regione Trentino Alto Adige e delle Province autonome sono significativi. Alcuni capitoli non sono stati parificati, tra cui l’applicazione della legge del 2012 della Regione, sulla base della quale vengono devoluti alle Province autonome più di 500 milioni di euro con una sorta di prestito, destinato allo sviluppo tramite contributi a privati ed imprese. Su questo punto la corte ha rilevato che si tratta di una violazione dell'articolo 119 della Costituzione, secondo la quale la pubblica amministrazione può indebitarsi soltanto per investimenti, ad esempio per realizzare infrastrutture e non per spese correnti. I rilievi della Corte dei Conti mostrano che la gestione della spesa pubblica non è ancora ottimale.

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