lunedì 4 luglio 2016

Per gli autotrasportatori, l’unica strada percorribile: pagare meno tasse

Per gli Autotrasportatori, come 'altra parte per tutti gli imprenditori, l'unica strada percorribile è quella di pagare meno tasse. Il futuro del continente dopo il Brexit, l’unica realtà è che la finanza propriamente detta, ha tutto da perdere da confini e dogane. La finanza ama la globalizzazione e la libertà degli scambi. All’indomani della Brexit si è levato un coro comune: Brexit sarà un disastro, per noi italiani, per loro inglesi, per il mondo intero.
E’ stato sufficiente guardare il sito del Corriere della Sera “Scozia pronti a bloccare l’uscita dalla Ue” d ancora “Si rivoti, raccolte tre milioni di firme”. Affermazioni da partitella tra adolescenti, se perdo, porto via il pallone. Subito appresso, “Nella roccaforte operaia si chiedono: che cosa abbiamo combinato” e poi “Gli expat italiani, ora non ci sentiamo più i benvenuti”, sottotitoli che ben esprimono il concetto, della serie tutti pentiti, ma anche un po’ più razzisti. Infine “La previsione di Soros, inevitabile una disintegrazione della Ue». Un bollettino di guerra, dove vale tutto, anche il giudizio di uno speculatore noto proprio per aver provato a disintegrare la Ue, il quale oggi ci impartisce la predica moralista ed è stupendo che prima Repubblica, poi Il Corriere della Sera, lo consacrino come un maitre à penser.
La realtà è che la finanza propriamente detta, cioè l’industria delle banche, dei fondi, dei trader, quella tanto odiata, fino a ieri, dal pensiero unico, ha tutto da perdere da confini e dogane: ama, come chi scrive, la globalizzazione, la libertà degli scambi. Che sono tipicamente immateriali e solo le barriere giuridiche e fiscali possono scoraggiarli.
Invece di piangerci addosso e convocare e auspicare vertici in cui si riaffermi la solita pappa della maggiore integrazione, il governo italiano ha una strada spianata davanti a sé. Si batta come un leone per infilarsi nel varco, ormai lasciato libero dagli inglesi. Imiti le ragioni del loro successo come piazza finanziaria. Ascolti meno  chi vuole piazzare i suoi traballanti fondi, alle Cayman o in altri paradisi fiscali e dia retta a coloro che titolari di piccole, medie e grandi imprese ha resistito ed ha difeso il lavoro italiano. Una pattuglia coriacea tramortita da Mario Monti quando introdusse in Italia, praticamente unica in Europa, una tassa sugli scambi finanziari, la famigerata Tobin Tax che ha distrutto un’industria e comporta un gettito ridicolo sui 300 milioni annui. Il governo invece di piagnucolare ritorni sui suoi passi e riduca le tasse, recentemente alzate, sulle rendite finanziarie. Annulli gli incrementi dei bolli sui conti correnti.

Davanti a noi abbiamo un’opportunità, cerchiamo di non lasciarcela scappare. È contraddittorio il fatto che il governo sia in accordo con la finanza internazionale, da Hsbc a Barclays, per combattere Brexit, ma dall’altra non faccia gioco di squadra con la nostra finanza per cercare di portare in po’ di lavoro ad esempio nella city milanese. Difficile credere che i grossi affari si spostino da Canary Wharf a Via Mike Bongiorno (la sede a Milano di Hsbc e dei nuovi grattacieli dei grandi gruppi bancari, ma può essere l’occasione buona per rendere più competitivi diversi settori imprenditoriali del nostro paese, non solo le aziende di trasporto.

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